Risi e bisi, baccalà alla vicentina, sarde in saor, tiramisù… Chi non ha mai assaggiato uno di questi piatti non può dire di conoscere il Veneto!
Le 100 ricette proposte, dagli antipasti ai dessert, illustrano lo spirito delle sette province, con i loro prodotti d’eccellenza descritti in schede di approfondimento: i prodotti dell’orto (il radicchio di Treviso, l’asparago di Bassano, il fagiolo di Lamon… solo per citarne alcuni), della corte (la gallina padovana, regina indiscussa), del mare e del lago.
Un inno alla gastronomia di questo territorio, che non ha pretese di completezza (troppe sono le variazioni locali) ma che vuol disegnare il profilo di una cultura e di un’identità culinaria e gastronomica di cui possiamo andar fieri. 15 schede di approfondimento aiuteranno a scoprire i prodotti tipici del Veneto.
Ripercorrendo la storia della famiglia del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia – nella quale si è intravisto il filo rosso capace di tessere il paradigma secolare raccontato nel volume – Roberto Ros ha inteso procedere a una ricostruzione familiare emblematica dell’universo contadino attraverso oltre cinque secoli di storia veneta.
In aggiunta alle “fonti storiche” (sono stati esplorati archivi comunali e di Stato, parrocchiali e vescovili, consultati faldoni e registri, “libri canonici” e “fondi”, analizzate migliaia di “carte”) sono state raccolte moltissime testimonianze fotografiche e orali (oltre un centinaio di ore di interviste a uomini e donne della sinistra Piave, carichi di storie e stagioni).
Tutto questo partendo dall’assunto che non esistono fatti esclusivamente locali, “da campanile”, e che dando voce al frammento di vita anche più modesto è possibile far emergere l’essenza comune e l’insopprimibile “storicità” delle vicende qui narrate.
Il contributo di Costanza Roggero Bardelli prende avvio dallo studio del disegno urbanistico cinque-secentesco di Torino, nuova capitale dello stato sabaudo, per poi soffermarsi sull’analisi dell’architettura barocca di Piazza San Carlo sulla quale si affaccia lo splendido Palazzo Turinetti, oggi sede di Intesa Sanpaolo. L’approfondita ricerca archivistica della studiosa, ha ricostruito la storia dei Turinetti, marchesi di Priero e conti di Pertengo, antichi proprietari del palazzo. Oggetto di studio il saggio illustra la storia, le peculiarità architettoniche, il ricco apparato decorativo della sede bancaria, ricostruita nel secondo dopoguerra e inseritasi nell’ambito del dibattito sulla cultura architettonica torinese nel campo del restauro.
Costanza Roggero Bardelli è docente ordinario di Storia dell’Architettura presso il Politecnico di Torino; dal 2001 è direttore del Dipartimento Casa-città del Politecnico di Torino e dal 2007 è presidente del Collegio dei Direttori di Dipartimento dell’Ateneo. L’attività scientifica ha privilegiato l’intreccio tra storia dell’urbanistica, della città e del territorio e storia dell’architettura, nell’arco cronologico ampio dell’età moderna e contemporanea. Su questi temi ha coordinato ricerche legate ai progetti europei (Interreg), e approfondito studi per enti pubblici (Ministero, Regione, Comuni) e varie istituzioni scientifiche.
L’agile guida-catalogo alla mostra, curata da Giuseppe Barbieri e Gianfranco Fiaccadori, interamente illustrata, raccoglie gli scritti dei principali esperti di cultura e arte etiopica: Stanislaw Chojnacki, Gianfranco Fiaccadori, Mario Di Salvo, Denis Nosnitsin, Alessandro Bausi.
Il catalogo presenta l’immagine e la scheda tecnica sintetica delle oltre 90 opere esposte: icone portatili e sensul, manoscritti e rotoli magici, croci astili, pettorali e portatili, scudi cerimoniali.
Chiude il breve catalogo un’ampia bibliografia.
Il sito legato alla mostra offre molti contenuti multimediali; inoltre, acquistando il catalogo "Aethiopia Porta Fidei" si entrerà in possesso di un codice alfanumerico che consente di accedere all’area riservata del sito, nella quale si trovano molti contenuti extra: tra tutti la versione sfogliabile del catalogo "Nigra sum sed formosa", esaurito nella versione cartacea.
Il percorso di vita di Franca Battain è intrecciato al suo impegno artistico e la conduce per le vie del mondo e dell’anima lungo strade nuove, che non teme di percorrere.
Sperimenta linguaggi diversi: pittura, fotografia, video, installazioni, letteratura, nei quali la sua sensibilità affiora con forza a cercare un dialogo di amore e di pace tra gli uomini e le donne del mondo.
Questa monografia, che raccoglie le opere, le testimonianze e gli scritti fondamentali della e sull’artista veneta, si può definire come il vero testamento spirituale e artistico di Franca Battain.
Franca Battain è nata a Portogruaro (Venezia) dove tutt’ora vive e lavora.
Artista poliedrica, si esprime attraverso la grafica, pittura, fotografia, letteratura.
Scrive per riviste e quotidiani, ed ha esposto le sue opere in ambito nazionale e internazionale.
La guida della Cattedrale di Santa Maria Annunciata vuole essere un agile e dettagliato strumento che accompagni il visitatore alla scoperta di questa chiesa, voluta dalla comunità cristiana vicentina come luogo di culto e di fede, situata nel cuore del capoluogo berico, arricchitasi di arte e storia. Le vicende storiche, le diverse fasi di edificazione, gli approfondimenti sull’architettura, sulle opere d’arte e sugli arredi liturgici sveleranno il senso profondo dei segni lasciati da artisti, fedeli, presbiteri e pastori che nei secoli hanno contribuito a rinnovare e impreziosire il sacro tempio.
Celebri architetti e scultori come Andrea Palladio, Giulio Romano, Alessandro Vittoria,
Orazio Marinali, hanno lasciato importanti testimonianze del loro operare. Artisti di fama come Lorenzo Veneziano, Antonio Zanchi, Giulio Carpioni, Francesco Maffei, Giambattista Pittoni hanno arricchito di forme e colori navate e cappelle.
La mostra (25/11/2012- 7/04/2013) che vede la collaborazione dei Musei Civici agli Eremitani, della Biblioteca Civica e della Biblioteca Universitaria di Padova, si propone come uno studio originale dell’illustrazione libraria in un secolo in cui l’editoria veneziana conobbe una felice stagione. L’obiettivo principale della mostra è quello di presentare un aspetto fondamentale della vita culturale della Serenissima e rendere accessibile a un vasto pubblico un patrimonio unico, fatto di rare e preziose edizioni prodotte in Veneto o che hanno visto la collaborazione di importanti artisti veneziani del XVIII secolo. Il gran numero di libri presi in considerazione e la pluralità dei punti di vista adottati fanno sì che la mostra possa considerarsi una delle più importanti esposizioni del genere mai realizzate.
Sfogliando le variopinte pagine del volume, vi imbatterete in uno sgargiante mosaico composto da volti sorridenti, muri dipinti, musicisti più o meno improvvisati, corpi danzanti, auto decadenti: immagini che riassumono tutto lo spirito di Cuba, raccontato in queste pagine non solo dalle straordinarie foto di Carlo Antiga – che ha saputo cogliere le mille sfaccettature della Habana Vieja – ma anche dai testi delle canzoni che rievocano le musiche che hanno esportato in tutto il mondo il ritmo cubano. Cento immagini che faranno conoscere il fascino decadente della splendida capitale cubana a quanti non hanno ancora avuto modo di visitarla; cento scatti che sapranno rievocare le emozioni del viaggio a quanti vi sono già stati.
Brani musicali contenuti nel cd 1 Chan Chan – Francisco Repilado (Compay Segundo) 2 Mi Calderito – Francisco Repilado (Compay Segundo) 3 Dos Gardenias – Isolina Carillo 4 Guantanamera – Joseìto Fernandez e José Marti 5 Las Flores de la Vida – Francisco Repilado (Compay Segundo) 6 Lupina – Enrique Gonzàlez “La pulga” 7 Se Secò el Arroyito – Francisco Repilado (Compay Segundo)
Interpreti: Grupo Compay Segundo e Orchestra sinfonica “Ambos Mundos”
L’autore di questo libro intende dimostrare – quasi una sfida – che l’unico linguaggio fotografico in grado di rivelare l’atmosfera notturna delle città è il bianco e nero. Ha quindi lavorato sulla propria regione, il Veneto, scegliendo, per il loro particolare pregio storico-artistico, le sette città capoluogo, di cui ci presenta qui i ritratti notturni. Sono visioni di Venezia e Padova, Vicenza e Verona, Treviso, Belluno e Rovigo, recuperate da lontane deambulazioni notturne, conservate per anni nella memoria e ora restituite a disposizione del pubblico. La prefazione del professor Italo Zannier dedicata al linguaggio fotografico e quella del professor Eugenio Riccomini dedicata alla cultura visiva, introducono l’opera, mentre il sociologo professor Ulderico Bernardi delinea brevemente ma efficacemente il carattere di ognuna delle sette città, all’inizio di ogni sezione. La regione Veneto è senz’altro il bacino d’utenza elettivo, ma il volume ha un interesse anche nazionale, sia per il prestigio dei presentatori, il maggior storico della fotografia oggi in Italia e un noto critico d’arte, sia per la rarità dell’opera: non esistono volumi dedicati alla fotografia notturna in bianco e nero classico, forma espressiva che vanta molti estimatori e seguaci tra i fotografi dilettanti evoluti. Un’opera di fotografia divulgativa e curiosa per i veneti, e di cultura fotografica ad alto livello per tutti.
Chi non conosce l’Altopiano dei Sette Comuni di Vicenza non sospetta la straordinaria varietà di specie che abitano queste terre e che in ciascuna stagione regalano a chi le sa osservare indimenticabili visioni: distese fiorite di crochi in primavera, la timida lepre bianca che si confonde nella neve dei mesi freddi, i rituali di accoppiamento dei caprioli in estate, i colori accesi dell’autunno. Questo elegante volume fotografico raccoglie immagini di notevole valore artistico e di intenso sapore poetico che colgono momenti di vita, scorci del paesaggio, fiori e animali di specie pregiate nelle diverse stagioni dell’anno. A incorniciare le preziose immagini di Silvano Fabris troviamo i testi, tradotti anche in inglese, di Daniele Zovi: parole capaci di legare quelle visioni ad un momento, un ricordo, un’emozione; micro narrazioni fortemente evocative. Pagina dopo pagina si svela così un mondo affascinante, a noi vicino ma per molti aspetti sconosciuto, in un volume che, impreziosito da un’intervista a Ermanno Olmi di Antonio Di Lorenzo, è sicuramente qualcosa di più di un bell’album fotografico.