Con questa esposizione viene svelato al pubblico un Impressionismo diverso, poco noto, genuinamente russo, originale e specifico.
Dopo essersi manifestato in territorio francese, l’Impressionismo ha proiettato la sua luce in tutto il mondo occidentale, e in ogni nuovo paese è nato nuovamente, talvolta senza alcun legame con gli esempi classici di Monet e Pissarro. Il suo significato non si limita alla sola sfera tecnica, agli abili metodi pittorici. L’Impressionismo rappresenta la fuga dalla tradizione del Realismo logico, dai soggetti di natura quotidiana e letteraria verso la luce, la purezza del colore, la luminosità e l’essenza decorativa della pittura. Questo percorso fu intrapreso dall’arte figurativa di diversi paesi, in ciascuno dei quali l’Impressionismo ebbe i propri profeti. In Russia, l’Impressionismo come nuovo approccio si manifestò nell’opera di Aleksandr Ivanov e Fedor Vasil’ev, sfiorò Vasilij Polenov e Il’ja Repin e negli anni Ottanta e Novanta dell’800 si riversò come un’onda travolgente sulle tele dei giovani artisti della Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca. I quadri di Konstantin Korovin, Konstantin Juon, Sergej Vinogradov, Stanislav Žukovskij, Petr Petrovicˇev arricchiscono anche l’esposizione attuale. Sono stati estesi i confini temporali della mostra fino agli inizi del XXI secolo, includendo artisti come Vladimir Rogozin e Valerij Košljakov, la cui creazione senza dubbio non appartiene all’Impressionismo nell’accezione più stretta di tale concetto, e nondimeno si colloca nel suo alveo.
Un’opera monumentale e per alcuni aspetti “provocatoria”, che ha uno scopo soprattutto formativo, intende rivedere il consolidato catalogo di Gino Rossi, proponendo numerose opere inedite all’interno del catalogo del grande artista veneziano e trevigiano di adozione. Basandosi su una particolare e innovativa metodologia di attribuzione, Luciano Buso non solo restituisce per la prima volta la paternità di molte opere all’artista, ma per ogni opera giustifica la sua attribuzione attraverso l’analisi dei dettagli e delle “firme celate” all’interno dei dipinti oggetto d’indagine. Un’opera coraggiosa che vuole innanzitutto smuovere la critica nei confronti di uno straordinario artista dimenticato ormai da troppo tempo.
Questo splendido volume fotografico illustra l’innumerevole diversità di paesaggi che si incontrano partendo dai confini dei territori che si affacciano al Lago di Garda fino a quelli che si specchiano sulla laguna veneta, per salire poi i colli fino ad arrivare alle quote più alte che d’inverno si imbiancano. Il paesaggio è diventato in questi anni un potente strumento di comunicazione, e questo libro vuole meravigliare presentando la numerosità e l’unicità dei paesaggi viticoli veneti, emblema del saper fare dei viticoltori di questa terra. In questo volume, il vino viene presentato e proposto attraverso i suoi paesaggi, proponendolo nella sua dimensione visiva ed emozionale. Il paesaggio si fa quindi portavoce e memore di comunità di uomini e donne che hanno costruito e tramandato una natura più bella e più ricca.
Questa agile guida riccamente illustrata, edita anche in lingua inglese, ripercorre le vicende costruttive della sede palermitana della ex Banca Commerciale italiana, ora Intesa Sanpaolo, sita in Via Stabile. Il contributo di Fulvio Irace ricostruisce attraverso i documenti di archivio le vicende relative alla committenza e le diverse fasi progettuali dell’edificio. La seconda parte del volumetto raccoglie invece il saggio di Paola Barbera, che si sofferma sull’importante decorazione realizzata da Renato Guttuso per il Salone del Pubblico del palazzo.
Catalogo della mostra Teolo, Palazzetto dei Vicari, 20 settembre – 2 novembre 2014
Avvicinare adulti e bambini all’arte in tutte le sue espressioni: questo il compito che si era preposto il filosofo Dino Formaggio, fondando il Museo nel Comune di Teolo (PD), grazie alle opere affidategli da alcuni artisti contemporanei. Il progetto è stato finalmente ripreso dopo essere stato a lungo trascurato per molteplici ragioni. Nasce così questo volume, in occasione della presentazione al pubblico, per la prima volta, delle opere d’arte realizzate dal filosofo Dino Formaggio, mescolando, modellando e trasformando colori, tronchi di legno e minuterie metalliche, in personaggi della vita, della storia e della letteratura. Ci sono giustizia, libertà, correttezza e solidarietà in queste opere, gli stessi valori che permeavano il filosofo, e che egli stesso insegnava ai suoi figli, ai suoi studenti e, ora, anche a chi si approccia a questo volume.
Viaggiatrice, scrittrice, archeologa, cartografa di fama internazionale nata a Parigi nel 1893 da Robert pittore e Flora pittrice e concertista, con il suo superbo andare solitario per oltre cinquant’anni nel favoloso Oriente, ha raccontato un’epoca, un impero: quello britannico; un tempo storico, un modo di essere e di vivere. Ventuno anni sono trascorsi da quando, divenuta centenaria, ha cessato di vivere nella sua “gentile Asolo”, eppure la sua personalità ricca e sfaccettata, non cessa ancora di stupire e destare meraviglia. La mostra, curata da Annamaria Orsini, vuole mettere in luce il profilo più intimo di Freya: la sua anima artistica e la sua ricchezza interiore. In essa, come in un viaggio sentimentale, attraversiamo territori finora inesplorati percorrendo una mappa dell’anima tra le memorie, i disegni, le foto, i ricami e gli oggetti personali di questa donna che è stella di straordinaria grandezza e luce.
Catalogo della mostra Querini Stampalia, Venezia 15 ottobre 2014 – 11 gennaio 2015 Il volume è il catalogo della mostra veneziana dedicata a Igor Glazunov, che nasce dalla ricerca e dalla personale collezione del pittore. La sua maniera pittorica è stata spesso associata alle grandi tradizioni delle scuole europee di pittura, e la tematica centrale del suo lavoro è dedicata alla progressiva scomparsa dei valori tradizionali che stanno alla base della cultura russa e di quella europea. Con questa esposizione Glazunov vuole condividere con il pubblico europeo una personale, ma in realtà sempre più diffusa, preoccupazione culturale, quella che origina dall’incessante distruzione dei legami storici e culturali che hanno caratterizzato per lunghi secoli le nostre civiltà. Come molti altri artisti del suo Paese, Glazunov è interessato alle peculiarità delle culture nazionali, delle lingue e dei percorsi storici, a partire da quelli della sua terra.
In occasione del semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea, 1 luglio – 31 dicembre 2014, l’Archivio di Stato di Venezia ha inteso promuovere una serie di iniziative per ricordare, tra i momenti più significativi della storia europea, il faticoso percorso che ha consentito la creazione dell’Europa come terra di pace e di coesistenza fra i popoli, nel segno del pieno riconoscimento dei diritti della persona.
L’Archivio di Stato da parte sua intende proporre, con questa mostra Per il bene della pace. Il lungo cammino verso l’Europa, un percorso espositivo, accompagnato da relativo corredo critico, che propone i documenti tra i più significativi e determinanti relativi alle paci che le potenze europee stipularono nell’età moderna, alla ricerca di modalità di confronto non distruttive che ne preservassero il comune sostrato umanistico e culturale.
Legare insieme ricerca scientifica e arte, studio e comunicazione, rigore metodologico e inventiva, per affrontare una delle sfide più importanti del nostro secolo: attirare l’attenzione sul Garbage Patch. Questo è quello che si propone di fare Maria Cristina Finucci con la sua brillante e provocatoria iniziativa, dalla quale è nato questo volume: diffondere, utilizzando il linguaggio dell’arte, la conoscenza del fenomeno di conglomeramento di rifiuti plastici che si addensano in modo particolare nell’Oceano Pacifico e che si sta diffondendo anche in altri mari, attraverso un’installazione artistica, realizzata in collaborazione con l’Università di Ca’ Foscari Venezia.
Come ogni professione ha un suo gergo anche l’architettura militare ha un suo linguaggio che spesso risulta dalla commistione di termini derivati dall’arte del costruire con l’arte militare. Ambizione di questo lavoro non è però quella di costruire un dizionario multilingua sull’architettura medioevale, ma piuttosto realizzare una guida alla terminologia dell’architettura castellana locale, basata su un’esemplificazione dei concetti applicati alla realtà veneta che ne permetta tanto la conoscenza quanto di investigare autonomamente monumenti così diffusi sul territorio. Per questo nel campo dell’architettura difensiva è stata scelta una metodologia impostata su di un cammino storico preliminare di base attraverso cui chiarire il quadro generale, le tipologie e gli elementi principali fino all’estensione dal generale ai dettagli dei monumenti più rilevanti. Non dimenticando come spesso le stesse soluzioni figurando in diverse situazioni temporali, assumano caratteristiche diffuse, ripetute ed in qualche modo universali della nostra regione, a quelle della colonizzazione veneziana del Mediterraneo.
Gianni Perbellini si laurea in architettura al Politecnico di Milano, ove resta dal 1965 al ’68 come assistente al corso di Urbanistica. Architetto attivo in Italia e all’estero, nel campo dei beni culturali ha operato come Ispettore onorario del MIBAC, membro della giuria del premio Europa Preis Für Denkmalpflege Kuratorium della Alfred Toepfer Stiftung F.V.S., consulente urbanistico per la Regione Veneto, consulente per l’United Nation Development Programme PFF Cyprus e per la Port Authority di Cipro. Ha insegnato Restauro Architettonico all’Università degli Studi di Verona presso la Facoltà di Beni Culturali, Presidente onorario del Consiglio Scientifico di Europa Nostra, membro del Consiglio della stessa associazione e membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto Italiano dei Castelli. Redattore delle riviste “Europa Nostra Scientific Bulletin” e “Castellum” dell’Istituto Italiano dei Castelli. Autore di numerosi studi e ricerche riguardanti l’architettura fortificata pubblicati in italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, greco e turco.