Eventi

30.07.2020

Presentazione del libro “Convivio” di Lucio Carraro

Giovedì 30 luglio, alle ore 20:00 si terrà la presentazione del volume

“Convivio. Benvenuti a tavola” di Lucio Carraro, edito da Antiga Edizioni

Durante la serata, su prenotazione obbligatoria (tel. 0423 86429 – lecorderie@gmail.com, costo 40 euro a persona), sarà presente l’autore, Lucio Carraro.

Francesca Gallo accompagnerà i racconti dell’autore con la sua fisarmonica.

Il menù della serata prevede:

gallina in saor con mimosa d’uovo, tuorlo affumicato e funghi cardoncelli

chiocciola di grano arso con farcia di ricotta su ragù di verdure

petto di faraona in salsa pevarada, erbe cotte e polenta di mais biancoperla

tiramisù

 

In omaggio a tutti il libro “Convivio. Benvenuti a tavola”.

Vi aspettiamo numerosi.

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17.07.2020

La mostra “Venezia in Cadore 1420-2020” dal 18 luglio al 28 settembre

Dal 18 luglio 2020 al 28 settembre 2020 presso la Casa natale di Tiziano Vecellio di Pieve di Cadore sarà visitabile l’esposizione Venezia in Cadore 1420-2020, una mostra dossier che ricorda i 600 anni di legame tra il Cadore e la Serenissima. Il catalogo è pubblicato da Antiga Edizioni.

Accanto ad una ricca documentazione che inquadra il rapporto con la Serenissima, si potrà ammirare La dedizione del Cadore a Venezia (1599), dipinto appena riportato all’originale bellezza realizzato da Cesare Vecellio, cugino di secondo grado del più celebre Tiziano: è l’immagine allegorica di Venezia, che accoglie, sotto la protezione divina della Vergine e di San Marco, il Cadore.
La ricorrenza costituisce anche l’occasione per una riflessione territoriale finalizzata alla salvaguardia della bellezza e all’importanza della cultura.
Un evento, quello in programma nell’estate cadorina, fortemente voluto dalla Magnifica Comunità di Cadore, realizzato in partenariato con il Comune di Pieve di Cadore e della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, la consulenza scientifica della Soprintendenza area metropolitana Venezia e province Belluno Padova Treviso, e con il determinante sostegno dalla Regione Veneto, di Cortina Banca e della Fondazione Cariverona. L’emergenza sanitaria non ha infatti frenato il lavoro degli studiosi e delle istituzioni che, nonostante tutto, anche quest’anno riescono a presentare una proposta di valore.
Le fonti originali, la ricostruzione storica, i simboli e le opere degli artisti che celebrano il patto di fedeltà, che culminano nel dipinto di Cesare Vecellio, cugino di secondo grado del più celebre Tiziano, La dedizione del Cadore a Venezia (1599), restaurato per l’occasione dal laboratorio di Mariangela Mattia di Belluno, assieme ad altre sei opere, allo stemma ligneo settecentesco e al gonfalone, tracciano un percorso storico, artistico ma anche di riflessione identitaria e territoriale che si snodano lungo sei secoli.
L’opera di Cesare Vecellio sintetizza le diverse tematiche che la mostra dossier vuole sottoporre ai visitatori, diventando il simbolo della celebrazione dei seicento anni della Dedizione: ancora oggi nel luogo originario, la Sala del Consiglio nel piano nobile del Palazzo della Magnifica Comunità.La mostra dossier non vuole essere soltanto una rievocazione storica: l’obiettivo della Magnifica Comunità di Cadore è infatti quello di tracciare un percorso che continua ancora oggi, di riflessione e valorizzazione territoriale. Per questo a corollario dell’esposizione a settembre riprenderanno gli appuntamenti didattici sul territorio.

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Rassegna Stampa

05.06.2020

Salvare la carta o la carne

di Matteo Moca, “L’Indice dei libri” di maggio

Ci sono scrittori che quasi nascondono le loro biblioteche, altri invece che ne donano il contenuto affinché i titoli siano conservati. Ma ci sono anche casi in cui le biblioteche degli autori percorrono un itinerario che non dipende dalle loro decisioni e così i libri posseduti, consultati, letti o annotati finiscono per andare perduti, finché non intervengono l’attenzione dei ricercatori e un poco di fortuna. Quest’ultima situazione è simile a ciò che è accaduto alla biblioteca della famiglia Michelstaedter, quella del padre Alberto e quella di Carlo, tragico e illuminante scrittore morto suicida nel 1910. La cassa dei libri racconta in maniera appassionante la storia di questi volumi, una storia segnata dalla violenza nazista contro gli ebrei, e ritrae anche alcuni personaggi luminosi di questa tragica vicenda.
Nell’ottobre del 1943 e con i nazisti già stanziati a Gorizia, la sorella Elda, che vive con la madre quasi novantenne Emma Luzzatto Coen Michelstaedter, deve decidere cosa fare, se provare a salvare loro stesse o i libri della famiglia, se “salvare la carta o la carne”. A Elda, “ragazza molto intelligente, energica ma di temperamento nervoso”, come la descrive la sorella Paula, dopo l’8 settembre resta sempre meno tempo: il 17 ottobre 1943, giorno dell’anniversario della morte del fratello, sceglie i libri dagli scaffali, li mette in un baule, scrive a macchina un Piccolo elenco dei libri di famiglia e li affida a persone amiche con un triste biglietto: “Da tenere con cura e in grave caso da dare a mia sorella Paula”. Il grave caso è ovviamente quello della deportazione che Elda non ha coraggio di enunciare: ma è quello che succede a lei e alla madre, partite, senza più fare ritorno, il 23 novembre in direzione di Auschwitz. Quando Paula, terminata la guerra, tornerà a Gorizia, ritroverà gli autografi di Carlo, mentre nessuno le restituirà il cassone preparato dalla sorella, disattendendo così la richiesta del biglietto. Da tale momento iniziano le peripezie di questi libri, una storia avvincente che si può leggere nello studio in esame e che ha due momenti fondamentali: un primo ritrovamento di una parte della biblioteca nel 2013 (a cui Sergio Campailla, lo studioso di gran lunga più importante dell’opera di Carlo Michelstaedter, ha dedicato nel 2015 un volume collettaneo per i tipi Olschki, La biblioteca ritrovata), e un secondo nel 2018, opera di Simone Volpato, “grande esploratore di fondi”, che tra le pagine dei libri ha trovato anche i due fogli dattiloscritti del Piccolo elenco dei libri di famiglia redatto da Elda. Si può allora lavorare anche in negativo, vedendo cosa manca (“la maggiore delle sorprese”, così la definisce Campailla, L’interpretazione dei sogni di Freud) e valutando il valore di queste opere nella formazione del giovane filosofo.
Questo libro raccoglie, oltre al saggio di Campailla che non nasconde un sentimento di rammarico per la dispersione dei volumi, un profilo di Alberto Michelstaedter di Alberto Brambilla, un approfondito ritratto di Elda di Antonella Gallarotti, il racconto della ricerca di Simone Volpato, il contenuto del ritrovamento di Marco Menato, un’accurata biblioteca virtuale del filosofo di Antonella Gallarotti e, infine, le vicende del Michelstaedter lettore alla Biblioteca centrale di Firenze di Alessandra Toschi. Tra le immagini che chiudono il volume, oltre a quella della cassa dei libri, c’è una bella fotografia di famiglia che ritrae le sue donne, Emma, Paula ed Elda, forti e fedeli custodi del tesoro michelstaedteriano.

LA CASSA DEI LIBRI
La famiglia Michelstaedter e la Shoah
a cura di Marco Menato e Simone Volpato
pp. 232, € 20,
Antiga Edizioni, Crocetta del Montello TV 2019

 

 

 

 

 

 

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14.04.2020

Glera, le 50 storie per il futuro

Più che un volume di pregio sul Prosecco di Conegliano Valdobbiadene è un lascito di cultura e di saper fare per le prossime generazioni. «In queste colline è nato il successo del Prosecco, ora Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene, e quello che “dice” questo libro è che il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore ha un’interazione strettissima con la cultura del territorio». Sono le parole di Innocente Nardi, presidente del Consorzio di tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, quasi una sua seconda prefazione (la prima la trovate nel volume) di Là dove si coltiva la vite, ad hoc per Spirito diVino. «Così sono nati i 50 capitoli, 50 messaggi, 50 racconti frutto del coinvolgimento di persone, figure, esperti, ricercatori del territorio che meglio di tutti riescono a raccontare concretamente questa storia», continua Nardi. Si tratta di un’opera di pregio di grande formato, realizzata da Antiga Edizioni: «L’idea è partita con il 50º che è stato lo scorso anno», continua il presidente. «Nel 2018 abbiamo iniziato a elaborare tutti gli obiettivi per celebrare i 50 anni, una gestazione dunque che è durata due anni: il libro voleva essere l’elemento di chiusura delle celebrazioni del cinquantesimo. Volevamo anche che l’ultimo capitolo fosse dedicato al riconoscimento dell’Unesco, che ha un valore enorme per questo territorio, la premessa per raccontare i prossimi 50 anni. Quindi il libro è stato il primo passo, il secondo passo spetterà alle prossime generazioni per i prossimi 50 anni». Le 300 pagine, caratterizzate anche da un’accurata scelta fotografica, analizzano le diverse chiavi e i molteplici fattori che hanno portato al successo di questo vino: «Abbiamo raccontato il territorio per arrivare a comunicare il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore come prodotto culturale», spiega Nardi. «È una piccola zona, 15 comuni, sempre considerata marginale da quelle che possono essere gli sviluppi industriali, e ha investito grazie alla vocazione delle proprie colline sulla Glera. Il Prosecco è legato a un successo italiano: chiaro che le colline della situazione contingente, che non è banale, io vedo un futuro positivo e du-raturo legato a una comunicazione che poggia su elementi forti, veri, autentici, unici nel suo genere. Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore è la denominazione di un prodotto che non è frutto di una campagna di marketing o di qualche situazione che ne ha permesso il successo, ma è frutto dell’insieme di tre fattori: la vocazione di un territorio e la sua qualità; la storia, che non si improvvisa; il saper fare della gente. Qui c’è una cultura improntata nell’interpretare la Glera, ossia il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore». Un vino, va aggiunto, da un vitigno autoctono come la Glera apprezzato nel mondo: «La denominazione destina all’export circa il 38-40%, siamo comunque un prodotto con radici forti in Italia perché ci sceglie chi sa e riconosce Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore da altre denominazioni. Il nostro compito è quello di far conoscere le differenze nel mondo e fare sistema: tenga presente che l’azienda che ha la quota maggiore di vendite all’interno del consorzio ha il 7,5-7,7% del totale. Quindi chiediamo che il sistema Italia, inteso come governo e istituzioni, metta insieme eccellenze come il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore e le promuova nel mondo soprattutto in una logica di far percepire un sistema-Paese Italia improntato all’alta qualità. Nel mondo del vino», conclude il presidente, «c’è sempre questa comparazione tra Francia, che equivale a valore, e Italia (quantità), credo che la logica sia quella di prendere delle eccellenze e di promuoverle in maniera adeguata in modo che ne tragga beneficio in termini di va-lore. Noi come Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg lo scorso anno abbiamo prodotto oltre 92 milioni di bottiglie: siamo piccoli rispetto alla grande denominazione Prosecco Doc ma comunque siamo la terza denominazione in Italia dopo Prosecco Doc e Pinot grigio delle Venezie. Auspichiamo che il consumatore internazionale capisca che ci sia una denominazione con alto valore aggiunto, una qualità eccezionale e una storia che rappresenta un prodotto della cultura del made in Italy». Ecco perché è in corso la versione in inglese.

 

Enzo Rizzo, in “Spirito diVino”, aprile-maggio 2020

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