Exhibit Mnemosyne | Display Mnemosyne

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Mnemosyne is the Atlas dedicated by Aby Warburg to the study of the survival of Antiquity within Western culture. Mnemosyne is the magnum opus of a great scholar who devoted his intellectual life to the pioneering endeavour to restore “the world to the image”, devising a new a new method of research dissemination by which the visual element is emancipated from its ancillary role to language and acquires a new semantic autonomy. Mnemosyne is a conceptual object—a machine à penser, borrowing Carlo Ginzburg’s apt definition—that has profoundly influenced the cultural landscape of the past 50 years, inspiring countless artists, intellectuals, and scholars across various disciplines.

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Gian Antonio Cibotto

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A cent’anni dalla nascita, ricordare Gian Antonio Cibotto vuol essere un contributo alla riscoperta di un personaggio la cui caratura è andata ben oltre i confini del suo territorio, per assumere una dimensione nazionale. Il Polesine ha dato alla letteratura straordinarie figure, specie tra Ottocento e Novecento; e Cibotto vi ha fatto ingresso con le sue memorabili Cronache dell’alluvione riferite alla devastante rotta del Po del 1951. Ma poi il suo trasferimento a Roma, nella prestigiosa rivista La Fiera Letteraria, ha rappresentato il canale per stabilire solidi legami anche di amicizia con una serie di personaggi di primo piano della letteratura, del cinema, del teatro. Infine, il ritorno nel Veneto che tanto ha amato, e al quale ha dedicato con straordinaria passione il suo impegno nei libri, nel giornalismo, nel teatro. Un uomo ricco di fascino, di contatti, di rapporti; ma dentro di lui anche un uomo profondamente solo, dalla prima infanzia agli ultimi giorni.

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Antonio Ligabue

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Questo volume accompagna il lettore in un viaggio profondo dentro l’universo creativo di Antonio Ligabue, uno degli artisti più originali e tormentati del Novecento italiano. Attraverso oltre ottanta opere, si ricompone la vicenda umana e artistica di un uomo che, pur vivendo ai margini, seppe trasformare il dolore in un linguaggio pittorico di straordinaria potenza emotiva. Ligabue, autodidatta e solitario, trovò nell’arte una forma di salvezza, un dialogo intimo con la natura e con le “bestie” che ne popolano l’immaginario: tigri, leoni e rapaci, simboli di un conflitto interiore costante, ma anche di una vitalità primordiale e indomabile. Le sue tele, percorse da colori violenti e armonie impreviste, raccontano un mondo in cui l’uomo e l’animale si confondono, specchiandosi nella stessa ferocia e nello stesso bisogno di sopravvivenza.

Il volume indaga le molteplici sfaccettature di questa poetica: la follia come rifugio e rivelazione, la potenza simbolica degli autoritratti, l’eco dell’Espressionismo europeo e la tecnica istintiva, libera da regole accademiche, che rende ogni opera un atto necessario, quasi viscerale. Ne emerge un ritratto di un artista capace di restituire con forza l’ordine e il disordine del mondo, dando forma visiva a una tensione universale: quella tra dolore e bellezza, solitudine e desiderio di riconoscimento, realtà e sogno. Un tributo alla sensibilità di un uomo che, con la sua arte, ha saputo trasformare la fragilità in visione e la sofferenza in una testimonianza eterna di umanità.

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La fabbrica del vedere

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Scrive Roberto Cicutto nell’introduzione: “Ci sono veri e propri patrimoni di bellezza e di conoscenza che stentano ad avere la visibilità che meritano.Ci sono collezioni che non sono frutto di una passione accumulativa ma soprattutto fonti di conoscenza e giacimenti di bellezza a disposizione di tutti. In questo libro si raccontano gli “oggetti” che attraverso uno sviluppo tecnologico durato un secolo e mezzo  ci hanno consentito di vedere cose che “gli umani non avrebbero mai pensato di vedere” (citazione rivisitata da Blade Runner)”.

Dieci anni or sono con l’inaugurazione, nella FABBRICA DEL VEDERE, del primo Calendario con le fotografie di Francesco Barasciutti dedicato alle lanterne magiche, è iniziata l’esplorazione sistematica dei materiali tridimensionali costituenti l’Archivio Carlo Montanaro che nel frattempo si è costantemente arricchito di oggetti, libri, incisioni, litografie, fotografie, come a contribuire a  comporre un grande puzzle “sulle tracce della storia della visione”.

Carlo Montanaro (1946) è tra i principali studiosi, divulgatori e promotori della conoscenza dell’immagine riprodotta attraverso i sistemi tecnologici. Già professore e direttore dell’Accademia di Belle Arti e docente all’Università di Ca’ Foscari a Venezia, con la sua Associazione Culturale Archivio Carlo Montanaro, gestisce La Fabbrica del Vedere – collezione di film, libri, fotografie, macchinari e memorabilia- dove si tengono esposizioni, incontri e workshop. E’ creatore e organizzatore di mostre, festival e rassegne, saggista collabora con giornali, riviste ed edizioni antologiche.

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Un magico inverno

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“Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce” è il catalogo dell’esposizione promossa dalla Direzione regionale Musei Nazionale del Veneto. Protagonisti della mostra in Santa Margherita sono naturalmente i manifesti storici, patrimonio del Museo trevigiano. Manifesti che sono la testimonianza del crescere di interesse dell’inverno e degli sport invernali in una società che cominciava a porsi il problema del tempo libero e di un inverno attivo e socialmente appagante, dopo anni difficili, in cui i prodotti di largo consumo utilizzano la magia dell’inverno per imporsi sul mercato delle città. Alle pareti della chiesa di Santa Margherita immagini d’epoca ricordano l’inverno difficile d’un tempo, l’emigrazione delle aree di montagna e il nascere del turismo invernale. Il volume ripercorre la storia dello sport e della montagna, la storia degli sport invernali e della loro evoluzione attraverso le diverse edizioni olimpiche e paralimpiche, degli atleti protagonisti e delle profonde trasformazioni, anche sociali, che la diffusione degli sport sulla neve ha determinato nell’immaginario e nello stile di vita delle valli alpine.

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Montagna vera

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Lo scenario alpino offre visioni incomparabili: cime rocciose che ricordano castelli fantastici, foreste che variano i loro colori con il mutare delle stagioni, pascoli e conche verdi in estate e innevati in inverno. Uno spettacolo suggestivo che, ai giorni nostri, si può ammirare dall’automobile percorrendo le strade che si snodano tra valli e passi. L’amante della natura, immergendosi a piedi nella solitudine dei boschi o dell’ambiente roccioso, può tuttavia ammirare altre bellezze, che si svelano solo a chi si avvicini loro con discrezione.
Con questa raccolta fotografica Fabio Ladini vuole offrire a quanti ne sfoglieranno le pagine alcune istantanee scattate in un ambiente dalla bellezza selvaggia. L’intento di questo volume non è quello di aumentare la curiosità e quindi il disturbo nei confronti dei monti e della loro fauna, ma di regalare a essi amici “veri”, che li sappiano difendere dai pericoli che ne stanno minacciando sempre più la sopravvivenza.

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Solca Mari Mossi

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Il volume Massimo Scolari, Solca mari mossi esce in occasione dell’omonima esposizione delle opere dell’artista a Milano, ospitata alla Galleria Antonia Jannone Disegni di Architettura, dal 19 novembre fino al 24 dicembre 2025.

Il catalogo presenta molte opere inedite, soprattutto oli, acquerelli e incisioni – prodotte tra gli anni Settanta e 2020, che approfondiscono insieme al tema degli archetipi anche quello dell’architettura delle montagne. Pittore, scultore, designer e storico, Massimo Scolari è un artista nel senso rinascimentale del termine, che ha fatto dello studio degli archetipi figurativi la ricerca di una vita. Autore di oggetti iconici come l’Arca per la Triennale di Milano (1986), le Ali per la Biennale di Venezia (1991) – una scultura che oggi campeggia sul tetto dell’Università Iuav di Venezia –, Turris Babel per la Biennale di Venezia (2004). Nel 2014 per il «significant contribuition to architecture as an art» gli è stato conferito l’Arnold W. Brunner Memorial Prize in Architecture dall’American Academy of Arts and Letters di New York. I dipinti di Scolari evocano paesaggi metafisici in cui, come scriveva Daniele Del Giudice, «l’oggetto c’è, ma come un dopo silenzioso, l’oggetto come un mito, immagine esemplare, forma autonoma, non certo prodotto inferiore delle attività intellettuali ma imitazione della verità». Pieni di “attesa”, in una quasi totale assenza di presenze umane, i suoi paesaggi sono abitati da torri, piramidi, ali, fortezze e montagne che compongono visioni immaginarie e paesaggi cosmici. Oltre ai dipinti, il volume dà conto anche di una serie di disegni a penna in cui ai consueti soggetti pittorici si affiancano annotazioni progettuali, dove risulta evidente la precisione e l’accuratezza che sono tipiche della sua poetica artistica. Una poetica che è poíesis, parola che racconta il fare che per Scolari si riferisce ugualmente al fare una pittura, quanto al fare un oggetto o un libro. 

Massimo Scolari (Novi Ligure, 1943) ha realizzato mostre monografiche alla Harvard University Graduate School of Design, Gund Hall Gallery, Cambridge (1986), al Museo Puskin di Mosca (2002), al Museo Civico di Riva del Garda (2005), alla Yale University di New Haven e alla Cooper Union di New York (2012). I suoi quadri sono presenti nelle collezioni permanenti del MoMa di New York, del Museo d’Arte Contemporanea di Teheran, del Deutsches Architektur Museum di Francoforte e del Centre Pompidou di Parigi. È stato redattore di Controspazio, Casabella e direttore di Eidos e della collana di architettura della Franco Angeli. Professore di Disegno all’Università IUAV di Venezia dal 1973, si è dimesso il primo aprile 2000. Come Visiting Professor ha insegnato ad Harvard University, alla Yale University, alla Technische Universitaet di Vienna, alla Cooper Union New York, all’Institute for Architecture and Urban Studies di New York. Dal 1989 al 2019 ha progettato mobili per Giorgetti, di cui è stato direttore artistico fino al 2011. Nel 2014 l’American Academy for Arts and Letters gli ha conferito I’Arnold W. Brunner Memorial Prize in Architecture. 

 

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Semplicemente Complessi

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Un’opera ampia e complessa, unica nel suo genere, che racconta la storia di oltre 270 gruppi e band musicali della Marca Trevigiana dal 1960 al 1990, corredata da 1.800 fotografie, e centinaia di musicisti coinvolti e intervistati in tre anni di minuziose ricerche nel territorio.

Adriano Mazzalovo (1957), giornalista professionista dal 1994, attualmente in quiescenza, vive a Montebelluna. Dopo i primi passi da cronista nel 1977 con Radio Marca Trevigiana, ha lavorato per numerose testate giornalistiche. Già Direttore dei telegiornali di Antenna Tre Veneto dal 1986 al 1995. Da sempre appassionato di musica è al suo esordio come scrittore.

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Ultimate Landscapes

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Ultimate Landscapes documenta un on-going project del fotografo Claudio Orlandi capace di riportare al nostro sguardo, sovente ignorante e irresponsabile, l’involuzione causata dalla rifrazione dei raggi ultravioletti che da anni interviene modificando la morfologia dei ghiacciai alpini. Un’urgenza che viene raccontata distaccandosi dal linguaggio tradizionale della fotografia documentale. Le sue fotografie mettono in evidenza non solo la magnificenza, ma anche i segni tangibili di una questione tutt’ora aperta, creando un contrasto tra bellezza e realtà di un’imminente scomparsa definitiva di questi paesaggi. L’espansione della serie Ultimate Landscapes non è solo un progetto artistico, ma un appello alla consapevolezza. E, attraverso l’obiettivo, si spera di stimolare una discussione sul futuro dei ghiacciai e sull’importanza della loro conservazione. 

Claudio Orlandi nasce a Roma dove vive e lavora. Dal 2010 partecipa a mostre e fiere, pubblicando le sue fotografie sulle più importanti riviste del settore. 

Attraverso i suoi progetti cerca di creare una visione differente della realtà, esaltando un punto di vista che tende a destabilizzare la percezione dell’osservatore. Il suo linguaggio fotografico è fatto di gradazioni cromatiche, piani netti e superfici schematiche che danno corpo alle geometrie.  Nel 2008 ha avviato il progetto Ultimate Landscapes dedicato agli effetti della crisi climatica sui ghiacciai alpini.

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Dare Forma alle Meraviglie

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Dalla bottega artigiana della pianura veneta ai più audaci skyline del mondo: questa è la storia di Massimo Colomban, l’uomo che ha trasformato un sogno locale in un’impresa globale. Nel 1973 fonda la sua prima azienda, la ISA, e in meno di venticinque anni costruisce la Permasteelisa Group, leader mondiale nella realizzazione di involucri architettonici, le pelli di vetro e acciaio che vestono i grattacieli più iconici del pianeta. Dall’Australia alla Germania, dall’Olanda agli Stati Uniti e all’Asia, Colomban guida un’espansione che unisce innovazione, design e cultura industriale italiana. La sua visione imprenditoriale si distingue per un principio rivoluzionario: condividere il successo. Nel 2002 affida la guida del gruppo a ottantatré manager, cedendo loro una parte significativa del capitale come segno di fiducia e partecipazione. Un gesto raro, che racconta più di ogni parola la sua idea di leadership.

Imprenditore, visionario e mentore, Massimo Colomban è il simbolo di una generazione che ha saputo costruire il futuro con le proprie mani, diventando testimone e guida in università e contesti internazionali.

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