Siamo nei boschi della Val di Fiemme. Nell’aria il profumo inconfondibile della natura. Il legno dei pini silvestri, le erbe di montagna, le foglie umide del sottobosco.Alessandro Gilmozzi, chef stellato, originario e abitante di Cavalese in Trentino ha una grande sensibilità per il suo territorio,frequentatore assiduo del bosco, dei pascoli, dei prati; lui stesso ama citare il poeta Henry David Thoreau: “perdersi nei boschi, in qualsiasi momento, è un’esperienza sorprendente e memorabile, e insieme preziosa”. In questo volume accompagna il lettore in una passeggiata sensoriale con la sua cucina, intrisa di amore e rispetto per la montagna, dove la tradizione secolare di ricette antiche si incontra con la ricerca scientifica e tecniche d’autore a servizio dell’innovazione. Lo chef Gilmozzi fa proprio il linguaggio delle Dolomiti e racconta, attraverso il gusto e l’olfatto, la poesia di paesaggi incantati, dove trovano posto centinaia di erbe, fiori, frutti, bacche, funghi, germogli, radici, cortecce, resine, muschi, licheni, linfe e umori.
“L’essenza dell’ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica a sé.”
D. Bonhoeffer
Secondo studenti, docenti e collaboratori gli anni 2012/2025 a Bolzano sono stati stimolanti, caotici, utili, diversi, ricchi, straordinari, magici, intensi, unici, appaganti, coinvolgenti, specialissimi, formativi, gioiosi, positivi, eccellenti, rumorosi, memorabili, piacevoli, eccitanti, imprevedibili, accoglienti, aperti, brillanti, empatici, entusiasmanti, giocosi, informali motivanti, originali, sbagliatissimi, professionali, simpatici, indimenticabili, felici, luminosi, vivaci, sorprendenti, creativi, esplosivi. Sono stati anni di grazia.
Dal 2012 al 2025 alla Libera Università di Bolzano si sono susseguiti e intrecciati corsi, laboratori, progetti ed eventi dedicati ai bambini e al contributo che il design può dare all’apprendimento creativo. Prendendo il titolo dal master Design for Children, l’ultima tappa del percorso (o quasi), questo libro raccoglie e restituisce con immagini e insegnamento, riflessione, ricerca, giochi e facce allegre.
Il design è una disciplina relazionale, e il dialogo una forma per entrare in contatto con le altre discipline, per aprirsi a nuovi mondi, conoscere altri strumenti e approcci. Questo scambio attiva nuove sinergie e genera nuove forme di progettualità in comune.
I dialoghi raccolti in questa pubblicazione si sono tenuti per presentare il master Design for Children della Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano. Dialoghi di Francesco Bombardi, Sabrina Bonaccini, James Bradburne, Lorenzo Bravi, Virginia Ceroli, Eugenio Cosentino / Parasite 2.0, Diletta Colombio, Michele Corna, Pietro Corraini, Roberta Fulci, Monica Guerra, Kristi Kuusk, Claude Marzotto, Clementina Montezemolo, Ilaria Rodella, Bruna Sigillo, Elena Turetti, Seçil Ugur Yavuz, Beate Weyland.
Mnemosyne is the Atlas dedicated by Aby Warburg to the study of the survival of Antiquity within Western culture. Mnemosyne is the magnum opus of a great scholar who devoted his intellectual life to the pioneering endeavour to restore “the world to the image”, devising a new a new method of research dissemination by which the visual element is emancipated from its ancillary role to language and acquires a new semantic autonomy. Mnemosyne is a conceptual object—a machine à penser, borrowing Carlo Ginzburg’s apt definition—that has profoundly influenced the cultural landscape of the past 50 years, inspiring countless artists, intellectuals, and scholars across various disciplines.
A cent’anni dalla nascita, ricordare Gian Antonio Cibotto vuol essere un contributo alla riscoperta di un personaggio la cui caratura è andata ben oltre i confini del suo territorio, per assumere una dimensione nazionale. Il Polesine ha dato alla letteratura straordinarie figure, specie tra Ottocento e Novecento; e Cibotto vi ha fatto ingresso con le sue memorabili Cronache dell’alluvione riferite alla devastante rotta del Po del 1951. Ma poi il suo trasferimento a Roma, nella prestigiosa rivista La Fiera Letteraria, ha rappresentato il canale per stabilire solidi legami anche di amicizia con una serie di personaggi di primo piano della letteratura, del cinema, del teatro. Infine, il ritorno nel Veneto che tanto ha amato, e al quale ha dedicato con straordinaria passione il suo impegno nei libri, nel giornalismo, nel teatro. Un uomo ricco di fascino, di contatti, di rapporti; ma dentro di lui anche un uomo profondamente solo, dalla prima infanzia agli ultimi giorni.
Questo volume accompagna il lettore in un viaggio profondo dentro l’universo creativo di Antonio Ligabue, uno degli artisti più originali e tormentati del Novecento italiano. Attraverso oltre ottanta opere, si ricompone la vicenda umana e artistica di un uomo che, pur vivendo ai margini, seppe trasformare il dolore in un linguaggio pittorico di straordinaria potenza emotiva. Ligabue, autodidatta e solitario, trovò nell’arte una forma di salvezza, un dialogo intimo con la natura e con le “bestie” che ne popolano l’immaginario: tigri, leoni e rapaci, simboli di un conflitto interiore costante, ma anche di una vitalità primordiale e indomabile. Le sue tele, percorse da colori violenti e armonie impreviste, raccontano un mondo in cui l’uomo e l’animale si confondono, specchiandosi nella stessa ferocia e nello stesso bisogno di sopravvivenza.
Il volume indaga le molteplici sfaccettature di questa poetica: la follia come rifugio e rivelazione, la potenza simbolica degli autoritratti, l’eco dell’Espressionismo europeo e la tecnica istintiva, libera da regole accademiche, che rende ogni opera un atto necessario, quasi viscerale. Ne emerge un ritratto di un artista capace di restituire con forza l’ordine e il disordine del mondo, dando forma visiva a una tensione universale: quella tra dolore e bellezza, solitudine e desiderio di riconoscimento, realtà e sogno. Un tributo alla sensibilità di un uomo che, con la sua arte, ha saputo trasformare la fragilità in visione e la sofferenza in una testimonianza eterna di umanità.
Scrive Roberto Cicutto nell’introduzione: “Ci sono veri e propri patrimoni di bellezza e di conoscenza che stentano ad avere la visibilità che meritano.Ci sono collezioni che non sono frutto di una passione accumulativa ma soprattutto fonti di conoscenza e giacimenti di bellezza a disposizione di tutti. In questo libro si raccontano gli “oggetti” che attraverso uno sviluppo tecnologico durato un secolo e mezzoci hanno consentito di vedere cose che “gli umani non avrebbero mai pensato di vedere” (citazione rivisitata da Blade Runner)”.
Dieci anni or sono con l’inaugurazione, nella FABBRICA DEL VEDERE, del primo Calendario con le fotografie di Francesco Barasciutti dedicato alle lanterne magiche, è iniziata l’esplorazione sistematica dei materiali tridimensionali costituenti l’Archivio Carlo Montanaro che nel frattempo si è costantemente arricchito di oggetti, libri, incisioni, litografie, fotografie, come a contribuire acomporre un grande puzzle “sulle tracce della storia della visione”.
Carlo Montanaro (1946) è tra i principali studiosi, divulgatori e promotori della conoscenza dell’immagine riprodotta attraverso i sistemi tecnologici. Già professore e direttore dell’Accademia di Belle Arti e docente all’Università di Ca’ Foscari a Venezia, con la sua Associazione Culturale Archivio Carlo Montanaro, gestisce La Fabbrica del Vedere – collezione di film, libri, fotografie, macchinari e memorabilia- dove si tengono esposizioni, incontri e workshop. E’ creatore e organizzatore di mostre, festival e rassegne, saggista collabora con giornali, riviste ed edizioni antologiche.
“Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce” è il catalogo dell’esposizione promossa dalla Direzione regionale Musei Nazionale del Veneto. Protagonisti della mostra in Santa Margherita sono naturalmente i manifesti storici, patrimonio del Museo trevigiano. Manifesti che sono la testimonianza del crescere di interesse dell’inverno e degli sport invernali in una società che cominciava a porsi il problema del tempo libero e di un inverno attivo e socialmente appagante, dopo anni difficili, in cui i prodotti di largo consumo utilizzano la magia dell’inverno per imporsi sul mercato delle città. Alle pareti della chiesa di Santa Margherita immagini d’epoca ricordano l’inverno difficile d’un tempo, l’emigrazione delle aree di montagna e il nascere del turismo invernale. Il volume ripercorre la storia dello sport e della montagna, la storia degli sport invernali e della loro evoluzione attraverso le diverse edizioni olimpiche e paralimpiche, degli atleti protagonisti e delle profonde trasformazioni, anche sociali, che la diffusione degli sport sulla neve ha determinato nell’immaginario e nello stile di vita delle valli alpine.
Lo scenario alpino offre visioni incomparabili: cime rocciose che ricordano castelli fantastici, foreste che variano i loro colori con il mutare delle stagioni, pascoli e conche verdi in estate e innevati in inverno. Uno spettacolo suggestivo che, ai giorni nostri, si può ammirare dall’automobile percorrendo le strade che si snodano tra valli e passi. L’amante della natura, immergendosi a piedi nella solitudine dei boschi o dell’ambiente roccioso, può tuttavia ammirare altre bellezze, che si svelano solo a chi si avvicini loro con discrezione.
Con questa raccolta fotografica Fabio Ladini vuole offrire a quanti ne sfoglieranno le pagine alcune istantanee scattate in un ambiente dalla bellezza selvaggia. L’intento di questo volume non è quello di aumentare la curiosità e quindi il disturbo nei confronti dei monti e della loro fauna, ma di regalare a essi amici “veri”, che li sappiano difendere dai pericoli che ne stanno minacciando sempre più la sopravvivenza.