Il libro “Messaggero Veneto: La voce della comunità (1946-2026)” celebra gli ottant’anni dello storico quotidiano friulano, ripercorrendone la traiettoria come “giornale di frontiera” e pilastro identitario della regione. Attraverso testi curati da Roberto Chiarini ed Elena Pala, si documenta l’evoluzione di una testata testimone dei grandi mutamenti del Friuli, dal boom economico alla rivoluzione digitale. Un fulcro centrale è dedicato al terremoto del 1976, momento in cui il giornale si fece “centro di gravità” per la comunità, sostenendo l’orgoglio del “modello Friuli” durante la ricostruzione. Il racconto approda alla storia recente con l’ingresso nel Gruppo NEM (Nord Est Multimedia), segnando una nuova fase di sviluppo industriale. L’opera si distingue per un’originale veste editoriale: non è composta da pagine tradizionali, ma da folder da aprire, che invitano il lettore a un’esplorazione tattile della memoria. Questa struttura riflette la natura della moderna comunità multimediale del MV, capace di integrare radici storiche e linguaggi digitali in un dialogo costante con il territorio.
Il volume è pubblicato in occasione della prima retrospettiva dedicata a Giancarlo Zen (Firenze, 1929 – Padova, 2020). I saggi storico-critici, l’ampia documentazione visiva delle opere, l’antologia dei testi dell’artista e dei primi interpreti permettono di ricostruire l’intero arco della ricerca creativa di Zen, testimoniandone tutto il rigore progettuale. L’opera in copertina e il titolo – La luce fa l’immagine – richiamano il momento in cui il neon riceve quella alterazione che lo “defunzionalizza” facendo scaturire proprietà paradossali e suggestioni figurative. È il potere ironico-immaginativo dell’artista a creare l’illusione che la luce elettrica sia un materiale consistente e manipolabile.
Apertura mostra: Museo Eremitani, Padova, 25 aprile – 13 settembre 2026
Il volume è dedicato ai fossili del comprensorio montano pordenonese conservati al Museo civico di Storia Naturale Silvia Zenari, centro di cultura scientifica e custode di una ricca collezione paleontologica che ad oggi annovera oltre diecimila reperti, rinvenuti per lo più nel territorio regionale. Questo compendio tratta dell’origine geologica e della successione nel tempo delle forme di vita che hanno lasciato traccia tra le rocce lungo un sentiero o nelle lastre lucide di un pavimento antico. L’autore accompagna il lettore in una lunga passeggiata virtuale con un linguaggio semplice, ma rigoroso, e una comunicazione capace di incuriosire i neofiti della paleontologia e di catturare l’attenzione dei più esperti del settore.
A proposito di casa ripercorre l’archivio della fotografa pugliese Cristina Comparato, tracciandone lo sguardo e le traiettorie di indagine. Il volume presenta una selezione di immagini analogiche, in bianco e nero e a colori, che attraversano i temi centrali della sua ricerca, e del suo peregrinare: il paesaggio, i piccoli borghi, la costa d’origine e l’amato Appennino. Negli anni precedenti alla sua prematura scomparsa, Comparato sperimenta instancabilmente con la pellicola e diversi formati, prediligendo la Hasselblad, e interrogandosi sul rapporto tra memoria e percezione dei luoghi, nonché sul significato stesso di “casa”. Ne emerge uno sguardo disincantato, quasi letterario e profondamente partecipe, rivolto a un’Italia che fatica ad aderire alla semantica del progresso: schietta, malinconica, ruvida ma generosa, fatta di orizzonti aperti, lande incolte, frammenti di luoghi e scorci poetici. Il volume è arricchito da estratti dei suoi diari e da una poesia dedicata alla ferula, un fiore prediletto.
A proposito di casa revisits the archive of Apulian photographer Cristina Comparato, tracing her gaze and lines of inquiry. The volume presents a selection of analog images—both black-and-white and color—that engage with the central themes of her research and wanderings: the landscape, small towns, her native coastline, and the beloved Apennines. In the years preceding her untimely death, Comparato experimented tirelessly with film and a range of formats, favoring the Hasselblad, while reflecting on the relationship between memory and the perception of place, as well as on the very meaning of “home.” What emerges is a disenchanted, almost literary, and deeply empathetic perspective, turned toward an Italy that struggles to align with the semantics of progress: frank, melancholic, rugged yet generous, composed of open horizons, uncultivated lands, fragments of places, and poetic glimpses.The volume is enriched by excerpts from her diaries and by a poem dedicated to the ferula, a cherished flower.
In questo libro sono raccontate due storie di due soldati farresi durante il periodo di prigionia nei campi di internamento in Germania, catturati poche ore dopo l’annuncio dell’armistizio. Nella prima parte, una cronaca dettagliata, quasi giorno per giorno del periodo di internamento; nella seconda un resoconto trascritto molti anni dopo, ritornando con la mente a quei momenti tragici e difficili.
Attraverso la divulgazione di questi racconti, per certi aspetti anche inediti, questa pubblicazione offre un nuovo contributo alla ricostruzione di una pagina di storia non solo locale, ma anche nazionale che è stata una delle più tragiche per i soldati italiani dopo l’8 settembre del 1943: l’internamento nei campi di prigionia tedeschi.
Una ricerca continua che vede la pittura come protagonista, dagli esordi fino ad oggi. Palazzo Zuckermann ospita l’evoluzione dell’arte di Pope – nome d’arte di Giuseppe Galli, nato nel 1942 a Portogruaro, città dove tutt’ora vive e lavora – che per la prima volta espone ai Musei Civici di Padova nella mostra “Nel colore, il gesto”. Il catalogo dedicato propone un’accurata selezione delle opere che illustrano il suo percorso e restituisce la complessità del suo linguaggio artistico, in dialogo costante con i temi del presente.
Mostra aperta a Palazzo Zuckermann / 18 aprile – 6 settembre 2026
Una pietra miliare della storia della cartografia e del vedutismo di Venezia nell’Ottocento e nel primo Novecento. Esso parte dalla fine della Repubblica di Venezia per giungere alla Grande Guerra fornendo una completa rassegna di tutti i generi della cartografia a stampa veneziana dalle mappe alle vedute “a volo d’uccello”, dalle vedute parziali ai panorami, proponendo le celebri e classiche mappe, come quella di Bernardo e Gaetano Combatti e novità di singolare fascino e curiosità testimoniando la fortuna di un genere che narra. Alla scoperta quindi di una Venezia segreta e monumentale, di scenografie incomparabili e di interventi industriali, di evoluzione di un corpo dinamico, sempre vivo e nuovo. Uno strumento indispensabile per architetti, urbanisti, storici dell’architettura e dell’arte e storici della città, collezionisti, conoscitori e amatori di Venezia.
Valorizzare il legno del territorio permette di differenziarsi sul mercato globale attraverso un brand di territorio sinonimo di eccellenza e rispetto ambientale, rispondere alla domanda crescente di un consumo più consapevole, che cerca nel design un valore etico oltre che funzionale. Questo volume ne racconta la genesi: i processi, le scelte, i vincoli produttivi e le soluzioni tecniche che hanno guidato le lavorazioni. Quindici imprese, quindici designer, quindici oggetti: una rete che ambisce a posizionarsi nel più ampio spazio del design contemporaneo nazionale e internazionale.
Ripercorrere 40 anni della carriera di Valeria Brescancin, in arte Bresca’V, significa raccontare un itinerario ricco e profondo fatto di colore, di fuoco, di materia, ma soprattutto di passione. L’artista ha consolidato, nel tempo, una grande abilità e una rara consapevolezza nelle tecniche legate alla pittura e alla ceramica. L’ultimissa produzione è un tripudio di colori e di forme dinamiche, aperte, dominate da una materia viva, metamorfica, in continuo divenire.
Palazzo Saracinelli – Galleria 900 Conegliano (TV) dal 14 marzo al 6 aprile 2026
«Andrea Granziero ci racconta in questa sua quarta silloge poetica come “le cose del cuore /rivestono i ricordi”. Definizione più solare e felice non avrebbe potuto coniare per questo suo dire in fieri e, ad un tempo, cristallizzato coagulo di emozioni ed annotazioni. Altrove dice di “frammenti di memoria /accatastati” e, perentorio e umile, comunica al lettore che i ricordi sono al sicuro, raccolti e messi insieme con cura e pazienza. Ma un po’ in disordine, come una pila di buon legno riposto a stagionare, come si sono depositati e come gli corrono alla mano. Altrove: “formano lunghe file / i ricordi”. Una lirica del frammento, si potrebbe pensare. Perché è la memoria stessa a farsi viva per lampi, per illuminazioni improvvise e brevi». (dall’introduzione di Gian Domenico Mazzocato).