Il volume (della serie “Quaderni zanzottiani” dell’Associazione i Luoghi di Zanzotto) scandaglia il lungo e intenso sodalizio tra Giocondo Pillonetto, oste/poeta di Sernaglia, e Andrea Zanzotto che riconosceva nel sernagliese un maestro con cui intratteneva, alle viste della guerra, accidentate conversazioni sui temi che scuotevano quei tempi infuocati: poesia, religione, filosofia, emigrazione. Proprio sul fenomeno dell’emigrazione si intensificò il loro dialogo da cui germogliò un progetto comunitario cui parteciparono gli anonimi protagonisti di quel fenomeno epocale. Il libro si arricchisce di un soggetto cinematografico di Zanzotto, inedito, sull’Emigrazione commentato da Luciano De Giusti.
Calouste Sarkis Gulbenkian (Scutari, 1869 – Lisbona, 1955) è stato una dei protagonisti dell’imprenditoria e del collezionismo europeo fra Otto e Novecento. Di origine armena, sfuggì con la sua famiglia alle persecuzioni ottomane rifugiandosi prima a Il Cairo, poi a Londra, Parigi, e infine a Lisbona, dove rimase fino alla sua morte. Nelle sue collezioni troviamo una ricca selezione di opere d’arte classica, reperti egizi, oggetti di arte islamica, dipinti del Rinascimento italiano e fiammingo, quadri dei maggiori maestri del Seicento olandese, tra cui spiccano alcuni splendidi Rembrandt, arti decorative e dipinti del Settecento francese, gli immancabili impressionisti e una squisita selezione di manufatti di René Lalique di cui fu sincero ammiratore.
Al gusto raffinato di Calouste Gulbenkian si deve anche la scelta di acquistare, tra 1907 e 1921, ben 19 dipinti di Francesco Guardi (Venezia, 1712-1793). Si tratta probabilmente della più importante raccolta al mondo di dipinti realizzati dal grande maestro.
Nel volume I Guardi di Calouste Gulbenkian sono pubblicate le opere in mostra a Ca’ Rezzonico, Museo del Settecento Veneziano (07 marzo – 08 giugno 2026): dipinti della collezione del Museo Calouste Gulbenkian e disegni provenienti dal Gabinetto dei disegni e delle stampe della Fondazione Musei Civici di Venezia che, a sua volta, conserva il nucleo più numeroso di disegni di Guardi, e che consentono di ripercorrere il percorso creativo del pittore e di seguire l’evoluzione del suo personalissimo stile.
Sulla millennaria storia della ceramica di Caltagirone molto è stato scritto, ma poco si sa della formella maiolicata usata dal ’700 come stampo per dolci, specialmente da quando il suo uso si è drasticamente ridotto, dagli anni ’50 dello scorso secolo, e l’oblio è sceso su quelli che si ritenevano arnesi da cucina caduti in disuso. Questo libro le presenta sotto una luce diversa, illustrando le splendide immagini che esse racchiudono e che gli Autori hanno collezionato in oltre 46 anni di appassionate ricerche. Oltre 1000 immagini ci presentano scene di vita reale, dalla religione al lavoro, dalla famiglia alla politica, con incursioni nelle arti decorative e nelle modalità talora clandestine di utilizzo delle scritte in tempi in cui non c’era il cellulare. Sfogliare il libro dà così la sensazione di aver trovato un vecchio album dimenticato di foto del ’700/’800 che con freschezza ci accompagna a fare una passeggiata in una fiorente città siciliana, palpitante di vita, entrando nelle case popolari e nei salotti di nobili e prelati, nelle numerose botteghe dei ceramisti e partecipando nelle vie e nelle piazze alla vita di tutti i giorni.
Il volume celebra dopo dieci anni dalla fondazione dell’Associazione Culturale Archivio Carlo Montanaro La fabbrica del vedere, che nasce e si sviluppa a Venezia, palcoscenico internazionale del “vedere” inteso come luogo del comprendere, sperimentare, allargare la conoscenza e condividerla con altri. In queste pagine si raccontano gli “oggetti” delle collezioni Carlo Montanaro come fonti di conoscenza e giacimenti di bellezza a disposizione di tutti. Qui il fotografo Francesco Barasciutti ci mostra l’eleganza, la fragilità e la forza dei materiali d’archivio.
A poco più di 30 anni dalla sua scomparsa, i Musei Civici di Venezia commemorano Giovanni Mariacher con questo volume di studi in suo ricordo, restituendo l’alto valore culturale che il Direttore delle Belle Arti del Comune di Venezia ha portato alla città, e non solo. Mariacher ha lavorato in anni complessi e impegnativi durante lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, che aveva imposto la necessità di preservare le preziose raccolte e a seguire il loro riposizionamento nelle precedenti collocazioni. L’entusiasmo e la continuità assidua allo studio del patrimonio non si sono limitati alle cosiddette “arti maggiori”, ma ha riguardato anche le “arti minori” come l’oreficeria, gli arredi, i merletti, le maioliche. Fondamentali le molteplici pubblicazioni a sua firma su riviste straniere (in lingua inglese, francese e tedesca) che hanno favorito la divulgazione delle collezioni civiche al di là dei confini nazionali.
Questo lavoro ha permesso di rimettere mano a documenti, carteggi e fotografie che raccontano l’uomo mite, innamorato della natura, della musica e della pittura, capace di occuparsi con passione delle prestigiose e numerose raccolte del patrimonio storico-artistico nazionale.
Lâ di là (in lingua friulana letteralmente “andare oltre”) non è solo un titolo del progetto, di cui questo catalogo costituisce la memoria, ma esprime una visione del mondo di cui le arti figurative e la letteratura si presentano come manifesto e come strumento di benefico contagio. L’omonima mostra d’arte contemporanea sul paesaggio friulano, ospitata dal comune di Chions è stata l’evento centrale, e ha connesso la ricerca di cinque giovani artisti del territorio con le tracce della presenza di Pier Paolo Pasolini, della cui morte, nel 2025, correva il cinquantesimo anniversario, nel luogo simbolo del Comune, le Torrate. Il volume, rispecchiando la scelta del percorso espositivo, alterna opere e testi letterari sul paesaggio friulano, sollecitando un percorso, sia fisico sia immaginario, che appartiene a ognuno di noi. Dalla parola alla materia e viceversa, tale da invitare il lettore – e il visitatore – al recupero di un paesaggio interiore, trovando da sé la chiave della corrispondenza e scoprendo spesso che quella immaginata dell’artista differisce dalla sua. I passi scelti compongono un’antologia di scrittori friulani del Dopoguerra, periodo in cui interviene un cambiamento di rotta che porta ad alterare e a omologare la «semplicità primitiva» di questa terra. Già violata dalle guerre, vive un cambiamento della società, che, in termini pasoliniani, è sempre più “sviluppo” che “progresso”.
Il lavoro di “rappresentare interessi” attraverso le associazioni e gli organismi da questi promossi è ancora argomento attuale, per chi le frequenta e per una piccola componente di curiosi sociali. Il libro offre una lettura quantitativa del cosiddetto fenomeno associativo, che coinvolge quasi duecentomila collaboratori e governa oltre 220 miliardi di euro.
In queste pagine si analizzano i sistemi e le regole che li muovono, i ruoli delle strutture, la gestione della complessità e dell’incertezza con cui conviviamo da tempo, e l’apporto che le associazioni possono dare alla classe dirigente del paese. Si offrono spunti per il futuro, proponendo una valorizzazione del ruolo sussidiario da parte delle associazioni, sottolineando le opportunità derivanti dalla collaborazione tra privato associativo e istituzioni pubbliche.
Dialoghi Canoviani – Nocturnes – è una riflessione sull’Arte Neoclassica e su quanto lo stesso Canova abbia concretizzato degli schemi espressivi in grado suscitare empaticamente l’interesse del visitatore. Fondazione Musei Civici di Venezia ha deciso di dedicare un ciclo dedicato: “Dialoghi canoviani”; dove si concretizzeranno annualmente delle connessioni tra l’artista di Possagno e un creativo contemporaneo. A dare avvio a questa serie di cammei è stata scelta la cifra creativa dell’artista americana Karen LaMonte, la quale crea un incredibile contrapporsi di riflessioni estetiche, rese possibili dall’eternità canoviana. Le sale canoviane del Museo Correr rappresentano un unicum in quanto danno concretezza all’importante apporto artistico e sociale di Antonio Canova a cui dobbiamo il ritorno, tra le molte altre opere “salvate” dalla spoliazione di Napoleone ai quattro cavalli della Basilica di San Marco.
Il volume racconta l’omonima e importante mostra tenutasi a Gorizia, un simbolico quanto reale “ritorno a casa” per Zoran Music, in un territorio che è crocevia di popoli, lingue, storie intrecciate e culture che si incontrano: un’identità composita che l’artista ha vissuto, interiorizzato e trasformato in arte. Nel nome di Music, questa esposizione ha raccontanto anche il Friuli Venezia Giulia di oggi, una regione che guarda a Venezia, la Serenissima che ha forgiato la nostra storia per secoli, e al tempo stesso si apre verso la Mitteleuropa, con la quale condivide patrimoni comuni e una visione culturale fondata sul dialogo. È proprio questa duplice appartenenza – adriatica e danubiana – che ha plasmato un artista capace di far parlare la pittura con il linguaggio della memoria, della sofferenza, della bellezza. A vent’anni dalla scomparsa, il progetto curato da Daniela Ferretti ci restituisce non solo l’opera, ma anche l’atmosfera intima e vibrante dell’atelier e della celebre “Stanza di Zurigo”, simbolo di un’arte che sopravvive al tempo e ai luoghi per diventare testimonianza universale. Il volume accompagna il visitatore attraverso l’intera parabola artistica di Music, con oltre cento opere che rivelano la coerenza e al tempo stesso l’evoluzione di uno sguardo sempre profondo, mai accomodante.
Il volume è stato pensato in occasione del decennale della morte del vescovo Pietro Giacomo Nonis. Il volume ha la finalità di valorizzare il grande amore per l’arte di Pietro G. Nonis e il suo straordinario mecenatismo. Le raccolte, esposte in gran parte nel Museo Diocesano da lui voluto e giustamente a lui dedicato, non sono solo un patrimonioculturale: sono tracce di vita evangelica, segni di cammini di fede, di incontri. Molti degli oggetti provengono da lontani luoghi di missione, dove per secoli centinaia di cristiani vicentini – uomini e donne, religiosi e laici – hanno donato la loro esistenza. Questa esposizione restituisce non solo l’immagine di un uomo colto e appassionato, ma anche il valore di un percorso umano e spirituale che ha saputo trasformare la cura per un patrimonio in un gesto d’amore verso la comunità.