I doni della natura nel piatto

15.12.2010

[Vicenzaè]

Fino ad ora le presentazioni dei vari libri, 12 prima di questo, rivolti alla produzione agroalimentare del territorio e alla cucina vicentina della tradizione e della creatività, erano state giustamente lasciate alle penne di vari personaggi noti, in particolare giornalisti e cuochi.
Questa volta invece mi sono convinto a scrivere queste poche righe per esprimere la soddisfazione perché è stato ripreso un percorso, interrotto nel 2004. Mi sembra ieri quando, con l’ormai mitico broccolo fiolaro di Creazzo, è iniziata la collana vicentina, proseguita con il mais Marano, i fagioli della Val Posina, la sopressa e i salumi vicentini, l’asparago bianco di Bassano, le patate del vicentino, il baccalà, la ciliegia di Marostica, il frumento e il riso, i formaggi vicentini, le grappe e i distillati, le strade dei vini vicentini.
E’ stata positiva negli anni la collaborazione con l’editore Terra Ferma e l’auspicio è che tale collaborazione possa continuare. Ma nei quattro anni, dal 2001 al 2004, in cui sono stati pubblicati 12 titoli, voglio ricordare Ezio Vizzari e Gianfranco Vissani, Paolo Marchi e Carlo Cracco e, con loro, anche tutti gli altri che hanno partecipato alle presentazioni dei volumi. Il ricordo e il ringraziamento va esteso anche a tutti i cuochi e ristoratori che si sono impegnati con noi e, soprattutto, a quelle persone che, con il loro lavoro sulla terra e nelle aziende, ci hanno finora permesso di gustare prodotti non solo di qualità, ma d’eccellenza. Con questa pubblicazione celebriamo non uno solo, ma molti prodotti, e devo confessare che la passione che mi ha spinto a insistere per nuovi appuntamenti, la devo sicuramente alle mie esperienze con i semplici risotti degustati con il tartufo dei Berici, con il ricordo dell’impegno del cav. Danilo Piccolo e del suo gruppo micologico Bresadola, con l’interesse per la funzione delle siepi quale rifugio degli uccelli, con il valore della farmacopea popolare di infusi e decotti, con l’ammirazione per i guardiani della tradizione gastronomica vicentina rappresentati dai patriarchi della delegazione dell’Accademia Italiana della Cucina fra cui il conte Gianni Capnist e Franca Periz. Ma con Antonio Cantele devo menzionare gli altri cantori della natura vicentina: Fernando Zampiva e Jacopo Marinoni. E con loro ricordo anche l’azione positiva delle Condotte di Slow Food e l’attività divulgativa del nostro quotidiano con le pagine di Vicenza di Gusto.
E’ interessante leggere i testi e le ricette che seguono, le quali, in gran parte, poi troviamo nelle trattorie, negli agriturismi e nei ristoranti del vicentino, nei loro ricchi menù.
Spero si possa proseguire con iniziative che siano in grado di consentire altre pubblicazioni di questa collana, con il fine di promuovere il nostro territorio facendolo assaporare al lettore durante l’arco dell’anno, attraverso un viaggio naturalistico nel corso delle quattro stagioni e delle varie zone del vicentino.
Si tratta di un’opportunità anche per garantire la salvaguardia del territorio perché, chi va per funghi, tartufi ed erbe ama la sua terra e la difende. E sarebbe bello che dalla lettura potesse nascere il desiderio di coltivare più erbe sui balconi e negli orti di casa, come si faceva una volta.

Vladimiro Riva