È come un romanzo della Shoah “La cassa dei libri” di Michelstaedter

02.02.2020

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È come un romanzo la storia de “La cassa dei libri. La famiglia Michelstaedter e la Shoah” (Antiga edizioni, pagg. 231, euro 20), a cura di Marco Menato e Simone Volpato, redatto a più mani da Sergio Campailla, Alberto Brambilla, Antonella Gallarotti, gli stessi Simone Volpato e Marco Menato, e Alessandra Toschi. Il volume sarà presentato domani, alla Ca’ Foscari di Venezia, alle 12.30, da Luisella Pavan-Wolfe, Sara De Vido, e i curatori Menato e Volpato. Le pagine del libro ricostruiscono la vicenda della biblioteca di Michelstaedter, del padre Alberto e del figlio Carlo, quest’ultimo il filosofo e scrittore morto suicida il 17 otobre del 1910. Una vicenda complessa, legata a filo doppio con il dramma della Shoah. La storia del ritrovamento dei volumi è affascinante: furono infatti riposti con amore da Elda, sorella di Carlo, in un cassone che miracolosamente scampò alle perquisizioni delle SS durante la seconda guerra mondiale e di cui si era a lungo persa la memoria. La cassa era stata affidata nel 1943, forse proprio da Elda, alla famiglia di Franca Bertoldi, conoscente dei Michelstaedter. Nel novembre del 1943 Elda e la madre furono deportate ad Auschwitz, da cui non fecero più ritorno, mentre l’altra sorella di Carlo, Paula, dopo la guerra tornò dalla Svizzera a Gorizia senza sapere della sorte dei libri di famiglia. Nel 2013 una parte dei libri di Carlo e di suo padre fu scoperta nella biblioteca che era stata di Cesare Pagnini, già podestà di Trieste, il quale a sua volta li aveva acquistati nel 1951 dal libraio Umberto Saba. Poi, nel 2018, un altro lotto di volumi è stato rinvenuto proprio nella cassa dove li aveva riposti Elda. Mentre Campailla, il maggiore esegeta di Carlo Michelstaedter, nel suo saggio introduttivo a “La cassa dei libri” riepiloga l’intreccio di “ritrovamenti e trafugamenti” (“La netta impressione è che qualcuno abbia scorporato il contenuto prezioso del cassone”), Brambilla traccia un ritratto del padre di Carlo, Alberto, e della sua attività intellettuale. Ancora, Antonella Gallarotti mette a fuoco la figura di Elda e la sua azione di salvataggio dei libri, mentre Volpato, lo scopritore dei principali fondi librari, racconta in prima persona il suo lavoro di infaticabile segugio. Marco Menato, che ancora con Campailla, Antonio Trampus e Volpato, aveva firmato per le edizioni Olschki “La biblioteca ritrovata”sull’affaire dei libri venduti da Saba, si sofferma sui contenuti e il catalogo. A seguire, Antonella Gallarotti, ricompone una “biblitoeca virtuale” che comprende che i Michelstaedter non possedevano ma potevano aver letto. Per esempio alla Biblioteca nazionale di Firenze, dove, ricorda Alessandra Toschi nel suo saggio conclusivo, “Carlo Michelstaedter affiancò e fece dialogare letture attribuibili all’adempimento del percorso scolastico e al rapido svolgimento del suo particolarissimo pensiero”.

Pietro Spirito, “Il Piccolo”, 02-02-2020