Salvare la carta o la carne

05.06.2020

Approfondimenti

di Matteo Moca, “L’Indice dei libri” di maggio

Ci sono scrittori che quasi nascondono le loro biblioteche, altri invece che ne donano il contenuto affinché i titoli siano conservati. Ma ci sono anche casi in cui le biblioteche degli autori percorrono un itinerario che non dipende dalle loro decisioni e così i libri posseduti, consultati, letti o annotati finiscono per andare perduti, finché non intervengono l’attenzione dei ricercatori e un poco di fortuna. Quest’ultima situazione è simile a ciò che è accaduto alla biblioteca della famiglia Michelstaedter, quella del padre Alberto e quella di Carlo, tragico e illuminante scrittore morto suicida nel 1910. La cassa dei libri racconta in maniera appassionante la storia di questi volumi, una storia segnata dalla violenza nazista contro gli ebrei, e ritrae anche alcuni personaggi luminosi di questa tragica vicenda.
Nell’ottobre del 1943 e con i nazisti già stanziati a Gorizia, la sorella Elda, che vive con la madre quasi novantenne Emma Luzzatto Coen Michelstaedter, deve decidere cosa fare, se provare a salvare loro stesse o i libri della famiglia, se “salvare la carta o la carne”. A Elda, “ragazza molto intelligente, energica ma di temperamento nervoso”, come la descrive la sorella Paula, dopo l’8 settembre resta sempre meno tempo: il 17 ottobre 1943, giorno dell’anniversario della morte del fratello, sceglie i libri dagli scaffali, li mette in un baule, scrive a macchina un Piccolo elenco dei libri di famiglia e li affida a persone amiche con un triste biglietto: “Da tenere con cura e in grave caso da dare a mia sorella Paula”. Il grave caso è ovviamente quello della deportazione che Elda non ha coraggio di enunciare: ma è quello che succede a lei e alla madre, partite, senza più fare ritorno, il 23 novembre in direzione di Auschwitz. Quando Paula, terminata la guerra, tornerà a Gorizia, ritroverà gli autografi di Carlo, mentre nessuno le restituirà il cassone preparato dalla sorella, disattendendo così la richiesta del biglietto. Da tale momento iniziano le peripezie di questi libri, una storia avvincente che si può leggere nello studio in esame e che ha due momenti fondamentali: un primo ritrovamento di una parte della biblioteca nel 2013 (a cui Sergio Campailla, lo studioso di gran lunga più importante dell’opera di Carlo Michelstaedter, ha dedicato nel 2015 un volume collettaneo per i tipi Olschki, La biblioteca ritrovata), e un secondo nel 2018, opera di Simone Volpato, “grande esploratore di fondi”, che tra le pagine dei libri ha trovato anche i due fogli dattiloscritti del Piccolo elenco dei libri di famiglia redatto da Elda. Si può allora lavorare anche in negativo, vedendo cosa manca (“la maggiore delle sorprese”, così la definisce Campailla, L’interpretazione dei sogni di Freud) e valutando il valore di queste opere nella formazione del giovane filosofo.
Questo libro raccoglie, oltre al saggio di Campailla che non nasconde un sentimento di rammarico per la dispersione dei volumi, un profilo di Alberto Michelstaedter di Alberto Brambilla, un approfondito ritratto di Elda di Antonella Gallarotti, il racconto della ricerca di Simone Volpato, il contenuto del ritrovamento di Marco Menato, un’accurata biblioteca virtuale del filosofo di Antonella Gallarotti e, infine, le vicende del Michelstaedter lettore alla Biblioteca centrale di Firenze di Alessandra Toschi. Tra le immagini che chiudono il volume, oltre a quella della cassa dei libri, c’è una bella fotografia di famiglia che ritrae le sue donne, Emma, Paula ed Elda, forti e fedeli custodi del tesoro michelstaedteriano.

LA CASSA DEI LIBRI
La famiglia Michelstaedter e la Shoah
a cura di Marco Menato e Simone Volpato
pp. 232, € 20,
Antiga Edizioni, Crocetta del Montello TV 2019