Dentro la fabbrica dei libri

14.01.2019

Approfondimenti

(Marisa Fumagalli, “Corriere della Sera”, 14 gennaio 2019)

Nel Trevigiano una famiglia di tipografi salva gli strumenti di un’arte antica

Fra i ricordi dei giornalisti “in età” si usa citare il ticchettio della macchina per scrivere; ma alla mente del redattore torna anche il passaggio serale in tipografia, luogo rumoroso e magico, governato dal “proto”, il capo-operaio che distribuiva il lavoro fra lo sferragliare delle linotype. Andando a memoria, negli Anni ’70 (inizi della professione) affiora il nome di un certo Asiani, ai nostri occhi un proto formidabile del rifilo, cioè nel far “saltare” le ultime righe di piombo, quando il taglio del testo dell’articolo era necessario prima di comprimere i fogli sul cliché: flashback nella tipografia del Palazzo dei Giornali (Milano, piazza Cavour). Chiusa l’era Gutenberg del piombo a caldo, venne la fotocomposizione a freddo. Preistoria per i giovani giornalisti.

Tant’è. L’uso del computer ha rimosso il passato glorioso? No. E non è successo per merito di chi, con passione e lungimiranza, ha mantenuto vivo quel mondo che non c’è più. Sintesi banale di un volume stupendo: Tipoteca. Una storia italiana. Omaggio all’arte della tipografia e alla storia della Fondazione privata voluta da cinque fratelli Antiga, titolari dell’omonima azienda grafica, mezzo secolo compiuto nel 2018. Da Grafiche Antiga, inoltre, è scaturito il Museo della Stampa e del Design tipografico. Un gioiello imprenditoriale e culturale che si trova nel cuore dell’operoso Nordest, a Cornuda, frazione di Crocetta del Montello (Treviso).

«Nel 1995 diamo vita a Tipoteca Italiana, con la missione istituzionale di salvare e promuovere il patrimonio storico della tipografia italiana – spiegano gli Antiga nell’introduzione del volume – inizia così un lungo e reiterato viaggio da nord a sul d’Italia, verso luoghi e dialetti sconosciuti, per recuperare macchine, caratteri e matrici dell’antico mestiere. Grazie a un enorme trasloco di “materiali”, archiviammo quanto restava della professione che aveva permesso la diffusione del sapere. La rivoluzione silenziosa che aveva dato al mondo la possibilità di evolversi». Fatto sta che Tipoteca. Una storia italiana (Antiga edizioni, 320 pagine con testi e moltissime immagini) diventa racconto di «carattere» del patrimonio tipografico del nostro Paese. Il volume rivela fin dalla sua veste grafica – nell’era della comunicazione e dell’editoria digitale – la piena attualità del lavoro del tipografo. Che, per inciso, era un operaio speciale. «I tipografi andavano al lavoro con la cravatta e il giornale sottobraccio», nei ricordi di Silvio Antiga, 71 anni. Comincia come garzone, poi diventa artigiano con il torchio piazzato in casa e infine imprenditore.

Alla redazione del volume hanno collaborato nomi di caratura internazionale: tipografi, designer, docenti di grafica, di letteratura, storici dell’arte, editori, bibliofili, collezionisti. I loro contributi offrono uno sguardo poliedrico e colto su una realtà affascinante, pur “sorpassata”. In apertura, Lucio Passerini, artista e tipografo, riflette: «Il mondo della stampa ha visto nel corso di pochi decenni cambiamenti della tecnologia estremamente rapidi e radicali, guidati dalle logiche dell’industria e del mercato che tendono a sostituire, a scartare il vecchio e concentrare il pensiero sull’oggi e sull’immediato futuro; mentre le ragioni della memoria vorrebbero tempi di maturazione molto più lenti… L’attrito tra la voce del cuore e quella della ragione comincia a insinuare qualche domanda. Siamo sicuri che sia una buona idea correre in avanti bruciando ogni ponte alle nostre spalle?». I fratelli Antiga, «con una tenace e paziente opera di resistenza attiva», hanno dato una risposta concreta alla domanda. Non soltanto con la conservazione. La Tipoteca di Cornuda, infatti, stampa ancora per sé e per altri. Perle editoriali. Il volume è uno stimolo alla visita del regno degli Antiga. Che accolgono volentieri studenti e appassionati. «Quando si varca la soglia della Tipoteca si entra nella fabbrica dei libri, una fabbrica silente – scrive Arnaldo Loner, collezionista di stampe antiche e libri rari –. Le macchine sono silenziose ma non morte o inanimate. Perfettamente in ordine, lucide, ben oliate; sembrano in attesa di riprendere il lavoro. Dal torchio con la vite di legno alla Monotype, il mondo della stampa si apre alla nostra conoscenza».